mercoledì 26 settembre 2007

Reserva integral do Superaguì - Brasil agosto 2006

Se c'è una cosa che ha caratterizzato il viaggio in Brasile sono stati sicuramente i mezzi utilizzati per gli spostamenti, non c'è dubbio!!!

Una volta finito il Symposium io e Simone siamo tornati da Valter a Curitiba e con lui abbiamo organizzato una "piccola escursione" che ci ha permesso di fare una delle esperienze più indimenticabili della nostra vita.
Siamo partiti da Curitiba e raggiunto San Paolo abbiamo preso un pullman per arrivare a Guaraqueçaba, come al solito in non poche ore, anche se stavolta a determinare il tempo di percorrenza non è stata tanto la distanza quanto la strada! Km di mulattiera in mezzo a fitta vegetazione e a pochi piccoli villaggi, fino a questa cittadina affacciata sulla laguna da cui poi l'indomani mattina siamo partiti per la nostra avventura.
Per dormire ci siamo spacciati per due ricercatori italiani accompagnati da un rappresentante della Universidade Federal do Paranà e, senza troppa difficoltà, siamo stati ospitati nel Centro di Ricerca del parco del Superaguì.
La sera stessa abbiamo cercato qualcuno che ci potesse accompagnare sulla penisola di fronte e abbiamo trovato un simpaticissimo pescatore che oltre ad essere molto sorridente, si è dimostrato anche molto preparato sulla storia della riserva.
All'alba del giorno dopo ci siamo messi subito in moto e con la sua piccola barcha abbiamo attraversato quella magica laguna di cui ho un'immagine indelebile che per sempre porterò davanti agli occhi. 45 minuti immersi in un paradiso con isole fatte di mangrovie ritte sulle loro radici, uccelli di tutti i colori e delfini che per tutto il tempo hanno seguito il nostro tragitto in più, un vento ed una leggerissima pioggia che ha reso l'atmosfera ancora più sublime.
Una volta arrivati sulla terra ferma ci siamo preparati per iniziare il cammino, dovevamo raggiungere Ariri, piccolo villaggio a 40 km dal punto in cui ci aveva lasciato il pescatore.
Simone ed io avevamo nei nostri zaini tutto il bagaglio di un mese, per lui 30 e per me 25 kg ma senza dubbi e con una buona dose di incoscienza ci siamo avviati verso la meta.
Valter non mi conosceva affatto e non sapeva se avrei retto tanta fatica e soprattutto tanto "non sapere dove stiamo andando", comunque da impavidi abbiamo iniziato a camminare.
Presa la trilha (sentiero) abbiamo attraversato l'isola e siamo arrivati verso mezzogiorno al cospetto dell'Oceano Atlantico. Simone ficou doido, da buon ragazzo del Monte Amiata e non avendo mai visto l'oceano, preso dall'entusiasmo, nonostante non sapesse nuotare, si è buttato in acqua vestito solo della sua folta e naturale pelliccia. Senza far passare troppo tempo io Valter abbiamo fatto lo stesso.
Ci rivestiamo e via di nuovo un passo dopo l'altro a macinare km. Gli zaini erano mano a mano sempre più pesanti e l'unico vantaggio era che il vento tirava in direzione a noi favorevole.
Ci fermiamo a mangiare qualcosa vicino una capanna isolata, probabilmente di proprietà di un pescatore e ogni morso al panino era accompagnato da "lo prendiamo, non lo prendiamo, non possiamo prenderlo, chissà cosa avrà dovuto fare quest'uomo per costruire questo carretto".
Alla fine il "lo prendiamo" ha vinto su tutto e per aiutarci abbiamo preso in prestito il carretto costruito interamente con materiale da riciclo, con l'intenzione di restituirlo una volta arrivati al villaggio Ariri.
Senza l'aiuto di quelle due ruote non saremmo riusciti a sopportare molto a lungo il peso degli zaini anche perchè la pioggia continuava a cadere e ad appesantire la nostra zavorra.
Quella che stavamo attraversando era una praia deserta ma la percezione di vita era molto elevata. A metà del tragitto, davanti ai nostri occhi, come un miraggio, un cavallo, immobile tra i cespugli, ci guardava. Sembrava essere un paradosso eppure era vero, dopo il carretto anche il cavallo. Valter con delle cime ed una camicia riesce ad arrangiare una capezza e con l'aiuto di una delle nostre preziosissime mele prendiamo quello che sembrava assomigliare piuttosto ad un mulo. Mentre ci accingiamo a legarlo al carro, in lontananza appare un uomo che con fare piuttosto tranquillo si avvicina con la sua bicicletta. Una volta raggiuntici non dice una parola ma porta con se un macete per niente rassicurante. Lunghi attimi di silenzio vengono rotti dalla sua domanda: "aonde è que voces vao com o meu cavalo" . Con grande savoir faire Valter gli spiega, mentendo spudoratamente, che io mi sono fatta male e che trovandoci in grande difficoltà vogliamo solo farci aiutare dal suo amorevole animale. Ci sorride e ci chiede gentilmente di lasciarlo.
Riprendiamo il nostro viaggio dicendo che in fondo ci è andata bene e che prima che arrivi anche il proprietario del carretto è meglio sbrigarsi .
Le ultime parole famose... non molto tempo dopo eccoli tutti e due con le loro biciclette, quello del cavallo era andato a chiamare quello del carretto.
Non un solo momento il sorriso ha lasciato i loro visi, nonostante gli fossimo andati a rubare in casa hanno dialogato pacificamente, anzi hanno chiesto scusa a noi perchè ci hanno tolto quello che sembrava esserci indispensabile. Gli abbiamo lasciato dei soldi per il disturbo e siamo andati avanti.
Il panorama era più o meno sempre lo stesso ma la vera costante era costituita dagli avvoltoi che mai hanno smesso di volteggiarci sulla testa. Aspettavano che ci venisse un colpo, non vedevano l'ora di mangiarci!
Sulla spiaggia oltre alle bellissime conchiglie abbiamo trovato molti corpi di animali, addirittura quello di un pinguino. Ogni tanto una capanna con qualche anima ma per lo più era solo sabbia e mare, mare e sabbia.
Di fronte a noi sempre più minaccioso un temporale si stava avvicinando mentre il sole cominciava a scomparire. Ormai era tardi e di Ariri neanche l'ombra.
Si poteva piantare la tenda per ripartire il giorno dopo ma tra il vento e la pioggia la decisione di andare avanti era l'unica possibile.
Ormai nel buio pesto e ignari della distanza che ci divideva dal villaggio continuavamo a camminare. La marea si stava alzando e il lembo di spiaggia su cui camminavamo era sempre più piccolo. L'ultimo tratto lo abbiamo percorso attaccati alle mangrovie con i piedi immersi nell'acqua e la paura di affogare portati via dalla forza dell'oceano.
Due occhi sono stati il mio sollievo. La lampada che avevo sulla testa ha illuminato gli occhi di un gatto e subito dopo il viso di un uomo. Finalmente, alle 9 e 30 di sera abbiamo raggiunto Ariri.
Con grande ospitalità siamo stai accolti in questo villaggio fatto di poche capanne, sentieri e piccoli pannelli solari, unica fonte energetica disponibile.
Gli abitanti ci offrono una doccia e un preziosissimo tetto che altro non è che la capanna in cui fanno le feste la domenica e dove ci siamo buttati a dormire, esausti, per terra.
Persone estremamente semplici che vivono di pesca e poco altro, una piccola comunità in cui alcuni non sanno neanche cosa sia Rio de Janeiro.
La mattina dopo il rischio di restare bloccati ad Ariri è alto, il maltempo ci perseguita ma riusciamo a convincere un pescatore a portarci con la sua barca sull'isola del Cardoso.
Arrivati a terra ricominciamo a camminare. Dopo i 40 Km del giorno prima le nostre gambe implorano riposo ma non possiamo fermarci.
Si va avanti a piedi nudi, i nostri scarponi sono zuppi d'acqua, tanto che ad un certo punto decido di abbandonare i miei davanti ad una delle baracche che incontriamo; non solo quelli però, tra medicine, asciugamani e vestiti, sono arrivata a destinazione con 10 kg in meno.
Stesso identico panorama e vento e pioggia e mai la fine. Qualche piccola costruzione in legno mi fa sperare che stiamo per raggiungere la nostra meta ma è sempre un falso allarme.
Simone e Valter hanno il passo un pò più lungo del mio e spesso resto indietro. Quando decidono di fare una deviazione verso l'interno nella speranza di incontrare qualcuno a cui chiedere un'indicazione, io vado avanti per recuperare la distanza e, superato il punto in cui hanno girato, mi allontano di alcuni m. Mi fermo e cerco di riposare un pò riparandomi dietro alcuni cespugli. E' stato un momento direi cinematografico: io seduta con la telecamera puntata davanti che commento il nostro viaggio dicendo che non arriveremo mai a destinazione e che non ce la faccio più e che tutti quegli avvoltoi mi stanno inquietando. Segni evidenti di una crisi di nervi. Dopo poco la voce di Valter che mi dice di tornare indietro, rompe il mio delirio, ha trovato il punto di attraversamento dell'isola, il sentiero che ci avrebbe condotto a destinazione.
Il grande sollievo che ho provato mi ha anche dato al forza di alzarmi e di camminare e finalmente dopo qualche ora eccoci a Cardoso dove addirittura abbiamo trovato un ristorante. Ci prendiamo il meritato riposo, ci sediamo a tavola e mangiamo come tre turisti, contrattando un pasto per 8 reali. Ci siamo asciugati per quanto possibile e siamo ripartiti in barca per raggiungere Cananeia da dove prendere il pullman per San Paolo.
In totale 60 km percorsi sulla sabbia, sotto vento e pioggia, solo un giorno e mezzo di cammino ma un viaggio talmente intenso che ancora oggi mi sembra sia durato una settimana.
Quello che ti resta sicuramente dentro è la sensazione di aver vinto una sfida; non sapevamo dove stavamo andando (almeno per me e Simone era così) ne quanti km avremmo dovuto fare, avevamo con noi solo un pò di pane, 4 litri di acqua, degli schifosissimi wurstel e una fantastica poltiglia di arachidi tritati e zucchero di canna, eppure siamo andati e senza porci troppi interrogativi abbiamo messo un piede davanti l'altro senza mai guardarci indietro.
Lo rifarei 100 volte e così, alla stessa maniera senza cambiare neanche una virgola!

sabato 22 settembre 2007

ERASMUS, racconto di viaggio

Lisbona, agosto 1998 - aprile 1999

Tutto iniziò il 19 agosto quando con Luca prendemmo l’aereo per raggiungere la splendida Lisbona.
Inutile stare a raccontare tutto quello che abbiamo fatto anche perché ci vorrebbe esattamente lo stesso tempo che abbiamo passato lì, otto mesi.
Episodi strani, conoscenze assurde e viaggi che non avrei mai immaginato di fare.
Aver partecipato al progetto Socrates – Erasmus ha significato moltissimo per me e ogni giorno passato a Lisbona è stato un’occasione per conoscere ed imparare.
Feci domanda per via dell’insistenza di Martina (che non finirò mai di ringraziare) perché io, povera complessata, ero convinta che mai sarei riuscita ad imparare una lingua straniera. Mi sbagliavo di grosso, dopo poco tempo cominciai a cavarmela e alla fine della mia esperienza ero ormai perfettamente mimetizzata tra “os portugas”.
Dimenticai cosa fossero gli spaghetti e presi tutte le loro abitudini, questo anche grazie al fatto che con Luca decidemmo presto di dividerci e così finimmo, io a casa con Brassalano e Pedro, e lui con Alberto e Carlos.
Lisbona ha una luce particolare, quasi accecante, è un posto strano dove tutto cambia improvvisamente.
Capitai lì proprio l’anno dell’expo ’98, avevano trasformato un quartiere degradato in una mini città ultratecnologica. Un giorno quando salii sulla metro per raggiungere la Gare d’Oriente decisi di scendere in tutte le stazioni e vedere fuori cosa c’era, fu scioccante. Si passava da zone bellissime a posti fetentissimi pieni di persone mal messe. Molto probabilmente i miei occhi in Italia non vedono come videro in Portogallo ma lì il divario tra ricchi e poveri sembrava essere così tangibile da toccarti l’anima.
Tra i tanti momenti bellissimi, sono anche molte le scene che ricordo con turbamento ma sono contenta di non essermi limitata ad andare a vedere qualcosa di raggiungibile anche solo stando in tabaccheria a guardare delle cartoline.
Viaggiai molto in autostop un po’ in tutta la penisola iberica e questo mi diede la possibilità di conoscere tanta gente e tanti posti dove altrimenti non sarei mai passata (se mi concederanno lo spazio vi racconterò la traversata Lisbona – Valencia – Madrid – Lisbona).
Rui, Gonçalo, Antonino, Brassa, Pedro e tanti altri sono gli amici che mi hanno accompagnato in questa esperienza e che con le loro famiglie mi hanno fatto conoscere da vicino abitudini e costumi di un popolo che a volte sembra essere avanti di 30 anni rispetto a noi e a volte il contrario.
Bella gente i portoghesi, sembra che abbiano la puzza sotto il naso e invece quando passano un po’ di tempo insieme a te e capiscono che possono fidarsi sono i tuoi migliori amici, un po’ come i sardi!
Se dici Portogallo però, dici anche Brasile, Africa, India, Cina e questo ti deve far pensare ad un miscuglio di razze e culture che crea un cocktail eccezionale. Visi particolari venuti fuori da incontri amorosi senza confini, uno spettacolo!!!
C’era tanto da osservare niente si somigliava, i quartieri, i locali, le strade, i mezzi di trasporto, le persone.
Il tramonto più bello della mia vita l’ho visto ­a Costa da Caparica mentre i pescatori aprivano in spiaggia le reti e i gabbiani interrompevano il compatto rosso del sole.
Sono stata “anche all’Università” e ho visto che lì le cose sono organizzate un po’ meglio che da noi. I prof. lavorano per gli studenti e tutto viene fatto per soddisfare le loro esigenze. Se lavori fanno delle lezioni di recupero a parte, le tasse sono bassissime e la mensa ha per tutti lo stesso prezzo. Ho anche partecipato ad un’occupazione di due giorni, furono aumentate le tasse e in un attimo gli studenti si organizzarono per la protesta. Incatenarono il portone e non fecero entrare più nessuno, chiamarono i giornali e la tv e fecero sentire le loro ragioni.
Grandi feste durante tutto l’anno e tutte nel bellissimo chiostro della facoltà. Anche la goliardia non mancava, le matricole venivano tormentate di continuo per almeno una settimana e poi continuavano a subire per lungo tempo comunque senza andare mai oltre lo scherzo.
Inutile andare avanti, sono troppe le cose da dire. Posso darvi solo un consiglio, cercate di fare anche voi come me, se partite per l’Erasmus non perdete tempo coi vostri connazionali o con gli altri erasmus, frequentateli quanto basta altrimenti con voi porterete solo una serie di belle serate in stato di ubriachezza.
Io sono cresciuta, il mio spirito d’adattamento è cresciuto e soprattutto ho visto che si vive bene anche lasciando le cose e le abitudini a cui sei morbosamente attaccato.
Mi raccomando però, occhio all’esterofilia!

Portugal - Lisboa abril 2006

IAAS - regional meeting - incontro degli studenti di Scienze Agrarie del Sud Europa



Questa volta mi sono spacciata per una studentessa di agraria ma sono stata all'altezza della parte!
Credo di non aver mai riso tanto in vita mia e per questo devo un grazie particolare ai miei fantastici amici sardi e a Faiska e Tosè "os moçambi" che ci hanno portato a zonzo a tempo di unz unz!!!
Zhu e Fra non mi dimenticherò mai della notte del bruciailpelodelculo.

Brasile/Argentina - agosto 2006

Il viaggio della speranza

Partenza da Milano, arrivo a Recife cioè lontani migliaia di Km dalla nostra meta. Ad attenderci la famiglia di Amauri che nonostante le ore di ritardo ci accoglie con un bellissimo sorriso. Da subito ci rendiamo conto che non sarebbe stata un'esperienza come tante.
La prima notte dormiamo a casa loro, a Curado, nella periferia di Recife. Una casa umile ma che con l'ospitalità con cui ci è stata concessa è stata meglio di un 5 stelle.
Proprio in quei mesi la Varig fallì e i prezzi degli aerei divennero impossibili. Fu per questo che io e Simone decidemmo di raggiungere Curitiba con il pullman... solo 52 ore di viaggio!!! Fu allucinante ma ora sappiamo per certo che non c'è miglior modo di conoscere un paese.
Da nord a sud tutto è in continua mutazione, il colore della pelle che da scura diventa chiara, gli autogrill che da brutti e fetenti diventano eleganti e cari, le case che prima sono fatte di cartone e materiale da riciclo, poi di foratini assemblati semplicemente uno sull'altro e mano a mano diventano intonacate e stabili, il sapone nei bagni pubblici che da acqua passa ad essere denso e "sapone".
Ad ogni sosta del pullman i brasiliani fanno una doccia, si lavano tantissimo, peccato che lo facciano in mezzo agli scarrafoni!!!
Io e simone in quei tre giorni abbiamo preferito non lavarci perchè ci faceva meno impressione essere sporchi di nostri essudati piuttosto che utilizzare certe strutture.
Durante il tragitto è successo di tutto, per lo più si è trattato di storie di "merd" visto che i cari batteri brasileiros mi hanno colpita praticamente subito e mi hanno fatto fare il viaggio non proprio in salute. Purtroppo per noi anche qualcun altro non doveva sentirsi bene e ha fatto in modo che il voltastomaco la facesse da padrone nel pullman.
Siamo stati fortunati a non aver subito rapine visto che sui "colletivos" è all'ordine del giorno. Comunque come da nostri piani, siamo riusciti ad arrivare a destinazione sani e salvi ed in tempo per l'inizio del symposium.
Se dovessi tornare indietro nel tempo rifarei lo stesso viaggio anche se mi regalassero il biglietto aereo, abbiamo conosciuto un sacco di gente colorita che ci ha raccontato molte di quelle storie che finchè non le vivi pensi non siano possibili.
Foi uma viajem espetacular!!!

Io

Quando sono nata la prima cosa che mi sono chiesta è stata cosa ci facessi io in questo mondo e da allora non ho più smesso di chiedermelo. Vago tra un interesse e l'altro senza mai fermarmi ma se non altro faccio quasi tutto con grande passione e per cosa più, per cosa meno, il risultato è sempre abbastanza soddisfacente.
Sono una donna fortunatissima perchè ho tanti amici che adoro e che a volte sono stati presenti e fondamentali quanto la mia famiglia se non di più.
Studio Scienze Forestali da un'eternità e purtroppo entro un anno la mia idilliaca esperienza universitaria terminerà perhè mi laurerò.
Per il resto ci vuole tempo ma un post alla volta il mio racconto sarà più completo!